João Guimarães Rosa
Grande sertão



Tipi di Sertão

La “ Carta de creencia” è la lettera che si custodisce per essere creduti da persone sconosciute, il lasciapassare e, in senso lato, si può anche intendere come una dichiarazione di tutto quello in cui crediamo.

Per leggere Grande Sertão è necessaria la carta de creencia. Non saprei dire dove un lettore può procurarsela. Forse da altre letture? Forse dalla strada che ha percorso leggendo? Forse perché è curioso, un lettore curioso. Forse perché desidera confrontarsi e vivere una scrittura che lo porta su sentieri sconosciuti?

Il Grande Sertão è la carta de creencia del Brasile, il lasciapassare per incontrare Riobaldo il jagunço.

La scrittura di João Guimarães Rosa zampilla parole di una lingua antica che si perde nel tempo del ricordo e del mito.
Il racconto autobiografico si trasforma in una cadenza di cascatelle e fontane, giochi d’acqua che inondano la terra riarsa e formano pantani che il sole implacabile prosciuga in scenari di terracotta.

E la scrittura zampillo ritorna, cavalcando le colline d’intorno, inoltrandosi nel buio primordiale delle foreste, nella luce enorme del mezzogiorno, evaporando nel cielo per scrosciare sul Sertão- Mondo e mischiarsi ancora e ancora alla polvere dei sentieri.

Dalla terra madre al cielo-sertão che pulsa immenso, solcato dal brontolio dei tuoni, dall’acciaio dei lampi, bianco di sole e sferzato dal vento, trapuntato di stelle nei fruscii notturni del corpo-sertão. Il fuoco che avvampa o brilla, come nido caldo negli accampamenti.
Fuoco di battaglia, fatuo nella terra-Sertão.

Un racconto vagabondo, Vossignoria, veda un po’: “la cosa più bella e importante, nel mondo, è questa: che le persone non rimangono sempre uguali, ancora non sono state terminate- ma vanno sempre mutando. Migliorano o peggiorano. E’ quel che la vita mi ha insegnato. E questo mi rallegra, un sacco”.

Ascolto.

Questa voce, il timbro di questa voce, l’inflessione e il registro, non è possibile classificarla con sicurezza. Maschile e femminile sono registri che restringono il territorio acustico del Sertão.
Voce che prende vita dalla pancia, artiglia roca e nasale, speziata di dolcezza. Mi viene in mente una frase molto intensa che lo scrittore José Saramago ha scritto nel romanzo La Caverna a proposito delle relazioni:” …è così che dev’essere la vita, quando uno si scoraggia, l’altro si aggrappa alle proprie budella e ne fa un cuore.”

La pancia come una caverna che rimbomba di echi- nella caverna non c’è nessuno, né Dio né il Diavolo, solo fucili nascosti e pipistrelli-.
Dia-do-rim, mistero sillabico.

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