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Edgardo Franzosini
Raymond Isidore e la sua cattedrale
" Il Palazzo ideale"
“Postino di campagna, come i miei ventisettemila colleghi, ogni giorno andavo a piedi da Hauterives a Tersanne- nella regione dove si vedono ancora le tracce lasciate dal mare- a volte camminando in mezzo alla neve e al ghiaccio, a volte in mezzo ai fiori. Cosa può fare un uomo che percorre eternamente lo stesso paesaggio, se non sognare? Nei miei sogni costruivo un palazzo che andava al di là di ogni immaginazione, tutto quel che il genio di un uomo semplice può concepire, con giardini, grotte, torri, castelli, musei e statue: tutto così bello e nitido che l’immagine mi sarebbe rimasta in mente per almeno dieci anni. Quando ormai avevo scordato il mio sogno, e non ci pensavo quasi più, fu il mio piede a riportarmi tutto in testa. Il mio piede inciampò in qualcosa che mi fece quasi cadere.Volli sapere cosa fosse: era una pietra dalla forma così strana che me la misi in tasca per ammirarla con comodo. Il giorno dopo, ripassando nello stesso punto, ne trovai delle altre, ancor più belle.Le disposi una accanto all’altra lì per lì, su due piedi, e rimasi sbalordito. […] Perlustrai i burroni, il fianco delle colline, i punti più aridi e desolati. […] Trovai del tufo che era stato pietrificato dall’acqua e che era anch’esso meraviglioso. Ecco dove cominciarono le mie prove e le mie tribolazioni. Da allora portai con me delle gerle. Oltre ai trenta chilometri al giorno che percorrevo come postino, ne feci decine con la mia gerla sulle spalle, piena di pietre. Ogni comune ha un particolare tipo di pietre molto dure. Attraversando la campagna, presi l’abitudine di farne dei piccoli mucchi: la sera tornavo a prenderli, con la mia carriola. I più vicini erano a quattro o cinque chilometri di distanza, a volte dieci. Qualche volta rientravo alle due o alle tre del mattino”.
"L’autore di questo testo è Ferdinand Cheval, nato nel 1836 e morto nel 1924, il quale passò trentatré anni a costruire “il suo palazzo che andava al di là di ogni immaginazione”. Lo si può ancora vedere a Hauterives, suo villaggio natale, nel dipartimento della Drôme, in Francia. […] Oggi il palazzo è in rovina, le sue sculture si stanno disintegrando, e i suoi testi, incisi o intagliati nelle pareti, si stanno a poco a poco cancellando.[…] E’ così malridotto perché non appartiene a una tradizione dominante. Quest’opera è nuda e priva di tradizione, perché è il singolo lavoro di un contadino”folle”. Ormai esistono vari libri fotografici sul Palazzo, ma il guaio con le fotografie- e perfino con il cinema- è che lo spettatore sta seduto su una poltrona. Mentre il Palazzo ha a che vedere con l’esperienza di esserci dentro.
"L’autore di questo testo è Ferdinand Cheval, nato nel 1836 e morto nel 1924, il quale passò trentatré anni a costruire “il suo palazzo che andava al di là di ogni immaginazione”. Lo si può ancora vedere a Hauterives, suo villaggio natale, nel dipartimento della Drôme, in Francia. […] Oggi il palazzo è in rovina, le sue sculture si stanno disintegrando, e i suoi testi, incisi o intagliati nelle pareti, si stanno a poco a poco cancellando.[…] E’ così malridotto perché non appartiene a una tradizione dominante. Quest’opera è nuda e priva di tradizione, perché è il singolo lavoro di un contadino”folle”. Ormai esistono vari libri fotografici sul Palazzo, ma il guaio con le fotografie- e perfino con il cinema- è che lo spettatore sta seduto su una poltrona. Mentre il Palazzo ha a che vedere con l’esperienza di esserci dentro.
Come Cheval ha spiegato, a fargli venire l’idea del Palazzo sono state le pietre.
Penso al magnifico testo di Marius Schneider, Pietre che cantano, sull’osservazione dei chiostri romanici di San Cougat, di Gerona e di Ripoll in Catalogna, e dello studio successivo riguardo al ritmo e alla melodia sequenziale ispirata dall’ordine delle colonne nei chiostri e dall’opera architettonica in senso lato. Penso alle Rovine Circolari di Borges. Ricordo Il Libro dei sogni, rileggo la poesia Le due Cattedrali. Rivedo l’interno della Cattedrale di Chartres, il labirinto a mosaico sul pavimento, le vetrate e la “cattedrale nella cattedrale”.
“Mi sono detto, visto che la natura vuole fare una scultura, io costruirò una struttura architettonica in cui sistemarla. Quando le osservate a fondo, queste pietre diventano creature, soprattutto uccelli o animali. Alcune vi guardano. Altre le intravedete appena prima che tornino a scomparire nelle pietre da cui sono fugacemente emerse in forma di profili. Il Palazzo è pieno di vita che non è mai interamente visibile. Non ci sono superfici veramente esterne. Ogni superficie rimanda, per la sua realtà, verso l’interno. Gli animali tornano in seno alle pietre; quando non le guardate riemergono. Malgrado il nome, il suo modello non è un palazzo, ma una foresta. La sua funzione non è di rappresentare, ma di circondare. […] John Berger- Presentarsi all’appuntamento- Ed. Scheiwiller
Cheval è il precursore e, come Isidore, ha costruito la sua cattedrale. Anche Franzosini cita Cheval, insieme ad altri, sul finire del racconto. Le letture sulle cattedrali si possono intersecare, si possono smontare e rimontare, comparare fino a costruirsi la propria cattedrale di carta nella mente.
Altri riverberi.
Debussy Preludes Vol.I La Cathedrale Engloutie. Il Labirinto a Chartres. L'abbazia di Painpont nei pressi della foresta. L'area dell'ipotetica ubicazione della tomba di Merlino. Il cerchio di Stonehenge. Mont San Michel e il chiostro sull'ultimo anello. La piccola chiesa dove cantano le monache. La statua di Michele vista dal basso. La ruota del pozzo e gli enormi camini. Un rametto di biacospino nell'orto delle monache. Il mare in burrasca sotto un diluvio estivo visto dalle murate del porto di Brest.
Penso al magnifico testo di Marius Schneider, Pietre che cantano, sull’osservazione dei chiostri romanici di San Cougat, di Gerona e di Ripoll in Catalogna, e dello studio successivo riguardo al ritmo e alla melodia sequenziale ispirata dall’ordine delle colonne nei chiostri e dall’opera architettonica in senso lato. Penso alle Rovine Circolari di Borges. Ricordo Il Libro dei sogni, rileggo la poesia Le due Cattedrali. Rivedo l’interno della Cattedrale di Chartres, il labirinto a mosaico sul pavimento, le vetrate e la “cattedrale nella cattedrale”.
“Mi sono detto, visto che la natura vuole fare una scultura, io costruirò una struttura architettonica in cui sistemarla. Quando le osservate a fondo, queste pietre diventano creature, soprattutto uccelli o animali. Alcune vi guardano. Altre le intravedete appena prima che tornino a scomparire nelle pietre da cui sono fugacemente emerse in forma di profili. Il Palazzo è pieno di vita che non è mai interamente visibile. Non ci sono superfici veramente esterne. Ogni superficie rimanda, per la sua realtà, verso l’interno. Gli animali tornano in seno alle pietre; quando non le guardate riemergono. Malgrado il nome, il suo modello non è un palazzo, ma una foresta. La sua funzione non è di rappresentare, ma di circondare. […] John Berger- Presentarsi all’appuntamento- Ed. Scheiwiller
Cheval è il precursore e, come Isidore, ha costruito la sua cattedrale. Anche Franzosini cita Cheval, insieme ad altri, sul finire del racconto. Le letture sulle cattedrali si possono intersecare, si possono smontare e rimontare, comparare fino a costruirsi la propria cattedrale di carta nella mente.
Altri riverberi.
Debussy Preludes Vol.I La Cathedrale Engloutie. Il Labirinto a Chartres. L'abbazia di Painpont nei pressi della foresta. L'area dell'ipotetica ubicazione della tomba di Merlino. Il cerchio di Stonehenge. Mont San Michel e il chiostro sull'ultimo anello. La piccola chiesa dove cantano le monache. La statua di Michele vista dal basso. La ruota del pozzo e gli enormi camini. Un rametto di biacospino nell'orto delle monache. Il mare in burrasca sotto un diluvio estivo visto dalle murate del porto di Brest.
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