Ricardo Piglia
Respirazione Artificiale
Di Ricardo Piglia ho letto solo Bersaglio Notturno, la scorsa estate. Lo ricordo bene perché fu un buon consiglio, quella lettura fece centro e rimase la voglia di continuare a esplorare e leggere le sue storie. Roberto Bolaño cita Ricardo Piglia diverse volte. In particolare ricordo che lo accomuna a Sergio Pitol e Fernando Vallejo ne I miti di Chtulhu, ultima parte del libro Il Gaucho Insostenibile, nel corso di una delle sue invettive infrarealiste caustiche e pungenti, sornione e feroci, come è nel suo stile insomma, quando discorre di letteratura e di cosa deve fare uno scrittore di talento contro la valanga di glamour che impone la macchina del mercato.
Bolaño risponde che certi scrittori possono fare ben poco. Letteratura.
E cosa può fare invece una che legge, mi chiedevo oggi? Leggere e, se ne ha voglia, se la storia la prende sottobraccio, rileggere.
Infatti, terminata la prima parte- c’è un cesura netta fra la prima e la seconda parte, quasi fosse il rumore secco di una serratura che si chiude- non sono andata avanti, ho riletto e poi proseguito.
Nella prefazione all’edizione italiana, scritta da Ricardo Piglia, ho letto alcune considerazioni che mi hanno fatta sentire a mio agio.
E’ quel tipo di comodità che provo quando incontro una storia che corrisponde a quello di cui ho bisogno. Una trama semplice, una scrittura flessibile e immediata che colpisce, stimola ed emoziona. Azzardo forse nel dire che la prima parte lavora molto le emozioni, mentre la seconda stimola la mente, la curiosità intellettuale. Anche se la differenza non è così netta. Piuttosto è il tono, la cadenza, l’atmosfera che mettono in rilievo uno o l’altro aspetto.
“Nei romanzi la trama è soltanto una guida, o meglio la mappa di un territorio che si va trasformando man mano che procediamo. Quando diciamo che non possiamo smettere di leggere un romanzo è perché vogliamo continuare ad ascoltare la voce narrante. Ben oltre l’intrigo e le peripezie, c’è un tono, che definisce il modo in cui la storia si muove, fluisce. Non si tratta tanto dello stile- dell’eleganza nella disposizione delle parole- quanto della cadenza e dell’intensità della narrazione. In definitiva il tono determina la relazione emotiva che il narratore intrattiene con la storia che sta raccontando”. Pag 9
La mente è curiosa, l’intrigo è dietro l’angolo, il detective si scatena, l’intellettuale si fa sommergere dai libri e dalle citazioni, indaga nella biblioteca di Babele, a tratti delira, discute, controbatte, si appassiona al materiale letterario, continua a pensarci, si entusiasma se riconosce un autore, si ricorda che, un certo personaggio, non solo svolge la funzione strutturale di alter-ego, ma ricorda anche un certo Sebastián Urrutia Lacroix, sacerdote dell’Opus Dei.
Non perché i due svolgano una funzione simile, anche se potrebbe sembrare così, ma perché entrambi ricordano due uomini stretti e costretti, all’approssimarsi della fine, a fare un bilancio della propria vita, a vuotare il sacco, come si dice, perché non hanno più nulla da perdere. Perché quando la tua vita è realmente a rischio e quando senti la paura nella pancia, oppure il rimorso si sostituisce alla paura, che fai? Vuoti il sacco e l’impatto, in questi casi, per chi legge, è molto simile a un delirio. Mi ha intrigato la temerarietà dell’autore, quando lancia le fibre delle trame che compongono la storia, con naturale sapienza. Non mi sarei mai immaginata che il professore- filosofo Tardewski elaborasse una così “lucida teoria storica” che meriterebbe una meditata e approfondita riflessione a proposito delle coincidenze che provocano il destino individuale, collettivo e il corso degli eventi. La mente è in grado di creare orrore dal nulla e la miccia possono essere le parole. C’è la storia più oscura dell’Argentina qui ed è stata scritta più di trent’anni fa, durante gli anni della dittatura. Questa lettura mi ha dato molto e mi ha colpita profondamente.
Respirazione artificiale è un gran libro.
(Posologia: leggere Piglia e poi leggere il Terzo Reich di Bolaño, anche viceversa. Nel primo caso e nella seconda parte c'è il tavolo da gioco del Circolo letterario, nel secondo c'è il gioco da tavolo reale e virtuale. L'ho letto sul bugiardino di Bolaño Selvaggio, dopo aver letto entrambi e, mi son detta: Ah ecco!! I bugiardini,a volte, si sbugiardano con l'esperienza, oppure si aggiusta il tiro della cura. Nel caso della lettura se "la verità delle menzogne" è un fake, poco male, si abbandona senza se e senza ma).
Bisogna leggere Piglia, si.
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