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Adolfo Bioy Casares, Jorge Luis Borges
Il libro del cielo e dell'inferno
Altre Esplorazioni
“ Borges conobbe Bioy nel 1930, quando Victoria Ocampo, la formidabile dame des lettres, presentò il timido Borges, che aveva allora trentun anni, al brillante Bioy, che ne aveva diciassette.
La loro amicizia, avrebbe detto Borges, diventò il rapporto più importante della sua vita.
A cena Borges e Bioy avevano l’abitudine di ricordare, infiorettare e inventare tutto un ventaglio di aneddoti letterari, recitare esempi della migliore e peggiore letteratura, tra risate fragorose: in sostanza si divertivano un mondo.” ( Alberto Manguel “ Con Borges”).
Questo libro é una vasta silloge “strettamente edonistica e soggettiva” proposta, nel suo affascinante disordine, senza scansione cronologica , decontestualizzata e lanciata sul tavolo di lettura come una mano ai dadi.
Tommaso Scarano nel suo commento illustra, con dovizia di particolari, la nascita del Libro del cielo e dell’Inferno. In particolare ricorda che Borges indicava due diversi modelli di antologia:
“ una rigorosamente scientifica e oggettiva, rispondente al proposito di rappresentare, per campioni ma nella sua totalità, un determinato fenomeno; l’altra “strettamente edonistica e soggettiva”, frutto libero e arbitrario delle selezioni della memoria. Ecco perché qui, ogni lettore troverà ciò che conosce, ciò di cui ignorava l’esistenza, ciò che può stimolarlo a ricerca e studio più approfondito.
Notavo, tempo addietro, che la mia copia delle opere complete di Borges rivela i miei percorsi di lettura, i segni della consultazione, il cammino nel labirinto. Perciò è successo che quando ho incontrato il pensiero di Stevenson o Voltaire a proposito del paradiso e l’occhio si è posato sul titolo scelto da Borges e Bioy a commento del brano- penso sia molto importante riflettere anche sul titolo assegnato, alcuni sono fenomenali, arguti e calzanti- mi sia venuta voglia di sfogliare il volume delle opere complete fino a incontrare questo:
“ Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che il un caffè del Sur giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore o una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.”
( da La Cifra)
La loro amicizia, avrebbe detto Borges, diventò il rapporto più importante della sua vita.
A cena Borges e Bioy avevano l’abitudine di ricordare, infiorettare e inventare tutto un ventaglio di aneddoti letterari, recitare esempi della migliore e peggiore letteratura, tra risate fragorose: in sostanza si divertivano un mondo.” ( Alberto Manguel “ Con Borges”).
Questo libro é una vasta silloge “strettamente edonistica e soggettiva” proposta, nel suo affascinante disordine, senza scansione cronologica , decontestualizzata e lanciata sul tavolo di lettura come una mano ai dadi.
Tommaso Scarano nel suo commento illustra, con dovizia di particolari, la nascita del Libro del cielo e dell’Inferno. In particolare ricorda che Borges indicava due diversi modelli di antologia:
“ una rigorosamente scientifica e oggettiva, rispondente al proposito di rappresentare, per campioni ma nella sua totalità, un determinato fenomeno; l’altra “strettamente edonistica e soggettiva”, frutto libero e arbitrario delle selezioni della memoria. Ecco perché qui, ogni lettore troverà ciò che conosce, ciò di cui ignorava l’esistenza, ciò che può stimolarlo a ricerca e studio più approfondito.
Notavo, tempo addietro, che la mia copia delle opere complete di Borges rivela i miei percorsi di lettura, i segni della consultazione, il cammino nel labirinto. Perciò è successo che quando ho incontrato il pensiero di Stevenson o Voltaire a proposito del paradiso e l’occhio si è posato sul titolo scelto da Borges e Bioy a commento del brano- penso sia molto importante riflettere anche sul titolo assegnato, alcuni sono fenomenali, arguti e calzanti- mi sia venuta voglia di sfogliare il volume delle opere complete fino a incontrare questo:
“ Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che il un caffè del Sur giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore o una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.”
( da La Cifra)
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