Julio Cortázar
Rayuela
Potrei ricominciare in ordine dal capitolo 1 al capitolo 56.
Morelliana.” Perché scrivo questo? Non posseggo idee chiare, e neppure posseggo delle idee.
-In effetti potrei anche sistemare Rayuela sul comodino e aprire a caso, quando ne ho voglia.
Ci sono dei brandelli, degli impulsi, dei blocchi, e tutto cerca una forma, allora entra in gioco
-Potrei trascrivere qualche pagina, direi che mi piacerebbe leggerlo in blues.
il ritmo e io scrivo entro quel ritmo, scrivo tramite esso, e non da ciò che è detto il pensiero.
-Swingando e saltando, da un piano sonoro all’altro, andarmene nei paraggi di Ionisation e perché no
C’è innanzi tutto uno stato di confusione che può definirsi soltanto nella parola; da quella
penombra io parto, e se ciò che voglio dire (ciò che vuole dirsi) possiede sufficiente forza,
-direzione sopraffina di Boulez.
immediatamente ha inizio lo swing, un dondolìo ritmico che mi trae in superficie, illumina tutto,
-Sarebbe interessante giochicchiare con un sassolino e immaginare un enorme foglio a riquadri e, in
Coniuga quella materia confusa e colui che la patisce ad una istanza chiara e come fatale: la frase,
-ogni riquadro, ricopiare i capitoli e poi lanciare quel sasso a caso, saltare piè pari o con una gamba
il periodo, la pagina, il capitolo, il libro.
-sola, aiutandosi con le braccia aperte come ali, saltare su un capitolo a caso dall’altra parte, da
Scrivere è disegnare il mio mandala e nello stesso tempo percorrerlo. Compito da povero sciamano
-questa parte, da altre parti, nei capitoli di cui si può fare a meno.
Oppure servirsi di una piantina
bianco con mutande di nylon”.
-delle zone di Parigi dove risuonano ancora i passi di Horacio, di quelli del Club e della Maga che
Gioco a campana mondo con mozziconi di matite colorate, sottolineo le parole dei giochi passati
-raccoglie il suo sasso e lo rilancia mentre segue la svolta in un angolo di Rue Dauphine, tout près
in un lancio di verde e il nuovo colore illumina altri angoli rimasti in penombra.
-de le Pont Neuf .
Righe colorate tatuano la pagina e la pelle delle parole diventa multicolore, le riletture la sfogliano,
-Nei paraggi incontrare personaggi, fantasmi, immaginazioni, paravisioni.
la rinnovano. Mi prendo la libertà di lanciare il suo sasso, immaginando che rileggere sia un modo
-Parigi a-tempore, in -tempo, invasata, inoculata, intatta, historica, istoriata, isterica, improbabile,
per levigarlo. La struttura del gioco si scioglie nello scorrere delle parole. Autarchico caleidoscopio.
-indefinibile, in processione Morelliana. Passo, ti passo il sasso, passo la mano, di mano in mano, la
E così gioco ancora, come i bambini e loro non sono mai tiepidi quando giocano, sono dentro al
-bottiglia di un alcool qualsiasi. E' buio: non vedo l’etichetta, Rocamandour è freddo, le candele, la
gioco, sono il gioco. La felicità non è mai tiepida e non m’interessa misurare la temperatura con il
-luce verde, il vecchio batte col bastone, note di quartetto, Rocamandour è freddo, la luce verde è
termometro. Bastano piccoli accorgimenti, il lettore che ama lo sa.
-fredda, le voci si accavallano e il mate si è rovesciato, et tous nos amour, Terra e Cielo.
“ Piccolo Rocamandour, piccolo, piccolo Rocamandour. Piccolo Rocamandour, spicchietto d’aglio, ti voglio tanto bene, nasino di zucchero, alberello, cavalluccio di legno…”.
Biglietto di ritorno solcando l’oceano e ancora si lanciano sassi e si saltella sui riquadri in giardino vicino alla fontana, sospesi su un ponte d’assi al terzo piano.
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