Leopoldo Marechal
Adán Buenos Aires



Adán,Adán!!

“ E fu su questo fiume di sonnolenza e di fango
che le prue vennero a fondarmi la patria?
Procedevano sobbalzando le navicelle dipinte
tra i sargassi della corrente traditrice.

Certo è che mille uomini e altri mille arrivarono
per un mare che aveva cinque lune di larghezza
ed ancora era popolato da sirene e draghi
e da calamite che fanno impazzire la bussola.

Montarono alcuni accampamenti tremuli sulla costa,
dormirono straniti. Dicono che fu nel Riachuelo,
ma queste sono favole inventate alla Boca.
Fu un isolato intero e nel mio quartiere: a Palermo.

Un isolato intero ma in mezzo alla campagna
Esposto alle aurore e a piogge e a venti del sudest.

Un emporio rosa come rovescio di carta da gioco
brillò e nel retro giocarono un truco;
l’emporio rosa fiorì un compare,
già padrone della cantonata, già risentito e duro.

Il primo organetto attraversava l’orizzonte
Col suo traballante incedere, la sua habanera e il suo
[straniero.

Una tabaccheria profumò come una rosa il deserto.
La sera era sprofondata nell’ieri,
gli uomini condivisero un passato illusorio.

A me sembra una fandonia che Buenos Aires ebbe
[inizio:
La giudico tanto eterna come l’acqua e l’aria. “

J.L.B Fondazione mitica di Buenos Aires
Quaderno San Martín


Adán è Leopoldo Marechal bambino, l’anima poetica, lo stupore intatto, il Daimon, la vocazione.
E’ il riconoscimento, in questo caso, dell’essenza e della propria immagine interiore con la scrittura.

“Ogni estate, Leopoldo trascorre le vacanze a Maipù, in provincia di Buenos Aires, ospite degli zii che lavorano in una fiera rurale della zona. Il giovane Leopoldo raccontava agli amici di Maipù che il suo maestro si era complimentato per la qualità della sua scrittura e gli aveva predetto un futuro di poeta.
I bambini della zona raccontavano l’episodio ai genitori, i quali rispondevano loro che Leopoldo parlava così solo perché era di Buenos Aires. Così battezzarono Leopoldo con il soprannome di “ Buenos Aires”.

Penso che il personaggio Adán Buenosayres sia l’anima di quel bambino che racconta. Sarà anche per questo motivo che non ho potuto trattenermi dal ricopiare i versi di Borges che, dopo il viaggio con Adàn, acquistano un valore ancora più profondo.
Nell’opera di Marechal c’è l’intensità della vita che spumeggia nel racconto.
“Il tuo libro mi ha entusiasmato, sono ancora immerso nell’atmosfera delle tue frasi lette e rilette. Che versi travolgenti, che meravigliosa avventura per la letteratura argentina.” (J.L.Borges)
Si è stata una meravigliosa avventura anche per me.
“ Marechal, con il suo Adán, ci ha aperto un grande cammino.” (J. Cortázar)
In un articolo del 1949, apparso sulla rivista Realidad, la voce di Julio Cortázar è l’unica che ricorda l’opera di Marechal. Il romanzo, pubblicato solo un anno prima, non fu accolto con l’attenzione che meritava.
La rivalutazione complessiva dell’opera avviene intorno al 1970 e solo recentemente è stata tradotta in italiano. Ho letto da qualche parte che l’uso di termini lunfardi può rendere la lettura difficoltosa. Personalmente non ho avuto difficoltà insormontabili. Le note a margine sono ben curate ed è stato compilato un vocabolario dei termini lunfardi in appendice al romanzo. La fedeltà al linguaggio e al testo non fanno che arricchire e potenziare l’espressività, perciò ritengo che il lavoro editoriale sia di ottimo livello. Marechal viaggiò anche in Europa, mete privilegiate Parigi e Firenze dove si dedicò allo studio dell’opera dantesca. Si recò anche a Cuba insieme a Julio Cortázar, ed ebbe modo di conoscere Lezama Lima. Lo riporto perché ho letto recentemente Paradiso di Lezama Lima e, pur nelle differenze- la scrittura di Lima infatti è molto più plateresca, onirica ed ermetica- si possono ravvisare molteplici aderenze stilistiche e la radice poetica comune che vibra per simpatia.

Custodito e protetto fra due speculari microcosmi che si rincorrono nella danza degli opposti, pulsa il “Quaderno vestito di blu”. Adán-Leopoldo veste l’anima di blu per darle forma. Non è necessario fare nulla, solo ricordarsi del blu in tutte le sue sfumature di acqua e aria, di cieli e abissi. E, come tutte le opere compiute in se stesse, il quaderno vestito di blu diventa, allo stesso tempo, ponte ideale, legatura che sostiene l’ampiezza dell’anima che fraseggia, polo magnetico, catalizzatore, occhio del ciclone. Ho sentito che mi stavo riposando nel silenzio che precede e segue le parole, che stavo sperimentando qualcosa d’inafferrabile e presente, l’ingresso in un altro luogo, al di là della scrittura. Qualcosa che si avvicina alla bellezza e a quel senso di pienezza che porta in sé felicità.



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